Il Blog di Peppe Totaro
29Ago/08Off

Un intermezzo sulle Olimpiadi di Pechino

Questo articolo è stato pubblicato nel 2008 (prima versione del blog) e da allora non è stato più revisionato, quindi alcuni contenuti o informazioni presenti in esso potrebbero non essere più validi. Questo sito non è responsabile per eventuali errori causati da questo problema.

Paralimpiadi Pechino 2008Giunti quasi alla fine di un'estate più o meno travagliata e piena di impegni, vorrei colmare il vuoto estivo  e riprendere l'attività editoriale con un breve e leggero articolo su quello che a mio parere è stato l'evento più importante di agosto e dell'estate in generale: le Olimpiadi di Pechino.

Mi considero un grande appassionato di sport e negli anni ho maturato la convinzione che lo sport sia sinonimo di miglioramento, riscatto e convinzione nei propri mezzi. Solo in questi termini voglio azzardare un opinione sulle ultime olimpiadi, consapevole che spesso alcuni valori tanto decantati vengono calpestati dal business e dall'ignoranza. Ma con un pizzico di "ingenuità" è giusto guardare allo sport come uno strumento vincente, capace di seppellire diversità e aiutare il progresso sociale.

A mio avviso l'olimpiade di Pechino è stata prolifica di valori ed esempi da seguire. Non mi riferisco soltanto a gesti encomiabili come l'abbraccio tra un'atleta russa ed una georgiana, perfino troppo strumentalizzato, ma anche agli sforzi degli atleti, al sacrificio per ottenere grandi risultati, alle lacrime di gioia o disperazione al termine di una gara e alla voglia di esserci.

Mi piace guardare ai grandi risultati dei nostri Alex Schwarzer ed Elisa Rigaudo che non hanno avuto paura di manifestare subito e apertamente le proprie emozioni alla fine di un percorso estenuante. Come dimenticare la prestazione di Josefa Idem che a 44 anni conserva voglia di vincere e uno spirito leale e sportivo che andrebbe impartito dall'infanzia. La maratona di Stefano Baldini, dopo il successo di Atene, è uno dei messaggi più belli alle generazioni future, perché da grande campione dimostra che un atleta pulito può arrivare in vetta e non rimproverarsi nulla guardandosi indietro.

Sempre tra gli azzurri voglio acclamare un atleta che, pur non avendo vinto, ha ben figurato e rappresentato i nostri colori nel judo. Mi riferisco a Giannicola Casale, specialità 66 Kg, un ragazzo cresciuto a qualche chilometro da casa mia che ha reso molti miei conterranei fieri per i suoi brillanti risultati e solo per questo dobbiamo dirgli grazie.

Fuori dalla sfera italiana, sarebbe ingiusto non menzionare il personaggio delle Olimpiadi ovvero quel mattacchione di Usain Bolt, fenomeno e super campione dell'atletica che qualcuno ha cercano inutilmente di criticare per i suoi modi di esultare dopo aver battuto tre record del mondo a soli 21 anni!

Qualche "imperfezione" c'è stata, sarebbe ipocrita pensarla diversamente, ma nulla è perfetto e neanche il grande colosso asiatico poteva sfuggire a questa inesorabile legge. Alcuni hanno provato a sfruttare il blasone delle olimpiadi per cause note da anni, prima fra tutte la situazione del Tibet. Non mi considero all'altezza di discutere questioni simili, ma mi limito a osservare che dal giorno della cerimonia di chiusura gli spazi dedicati al Tibet sulle testate giornalistiche sono rapidamente passati da dossier di intere pagine a trafiletti non proprio a portata di mano.

Chiudo questa mia dissertazione con tre considerazioni. Ho provato un immenso piacere quando sul palco dedicato ai nuovi membri del CIO, durante la cerimonia di chiusura, ha sfilato Aleksandr Popov, ex nuotatore russo, che ci ha estasiato con le sue imprese sportive e le sue lezioni di lealtà. Inoltre,  bisogna sempre sottolineare l'operato dei volontari, perché anche chi opera dietro le quinte contribuisce in modo determinante ai grandi eventi e soprattutto lo fa per il solo piacere di farlo e trovarsi arricchito di qualcosa che altre esperienze non potranno mai dare. Infine, ricordo che il 6 settembre inizieranno a Pechino le Paralimpiadi. Non trovo le parole giuste per descrivere la grandezza degli atleti paralimpici, quindi mi affido alla risposta che un grande uomo di sport come Alessandro Del Piero ha dato, durante un'intervista delle Iene, alla domanda sugli atleti delle Paralimpiadi: "Io penso che hanno quattro palle". Forse è un po' diretto, ma è proprio vero, hanno gli attributi e coraggio da vendere.

Giuseppe

   
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