Il Blog di Peppe Totaro
9Giu/08Off

Il nostro spirito critico

Questo articolo è stato pubblicato nel 2008 (prima versione del blog) e da allora non è stato più revisionato, quindi alcuni contenuti o informazioni presenti in esso potrebbero non essere più validi. Questo sito non è responsabile per eventuali errori causati da questo problema.

Holmes e Watson (da The Greek Interpreter; illustrazione di Sidney Paget).Concepire questo articolo nella sfera filosofica è un po' pretenzioso, considerando anche le mie dubbie capacità di filosofo. Tuttavia, come premesso nelle motivazioni del blog, la filosofia in questo contesto è intesa come compito meditativo ed è proprio in quest'ottica che desidero parlarne, partendo da un tema sempre in voga come il nostro spirito critico.

Lo spirito critico si fonda essenzialmente sulla capacità di discernere, o meglio la voglia di riflettere attentamente sulle informazioni che ci vengono somministrate dall'esterno, qualsiasi sia la fonte che le eroga. Tutta questa attività di ponderazione è finalizzata alla verifica di affermazioni e dichiarazioni varie per il semplice e sacrosanto gusto di essere consapevoli di quello che ratifichiamo.

Il fulcro della questione è rappresentato proprio dalla consapevolezza. Quanti di noi sono veramente consapevoli della veridicità e dell'attendibilità di tutti i dati espliciti e impliciti che ci arrivano dall'esterno. Con l'ausilio di dati statistici sarebbe abbastanza semplice estrapolare delle valutazioni "oggettive", ma nella fattispecie risulterebbe difficile condurre un'indagine statistica per dare una risposta. D'altro canto non voglio cadere nell'errore di parlare di percezione della consapevolezza, che personalmente giudico una pura invenzione di qualche "sociologo".

L'unico strumento che mi resta è la mia esperienza. In tutti gli ambienti che pratico per motivi sociali e lavorativi incappo sempre in una buona fetta di persone che non si pongono molte domande sulla cognizione delle informazioni, ma si limitano ad accogliere i contenuti e, senza motivi apparenti, ne promuovono addirittura la diffusione.

La scorsa settimana ho avuto il piacere di assistere a una conferenza del Prof. Massimo Picozzi, noto criminologo del settore forense. Durante la sua trattazione sulla scena del crimine, ho prestato molta attenzione al suo breve intermezzo sullo spirito critico, in relazione ad alcune falsità perpetrate dai media che banalmente possono essere riconosciute. Quelle poche parole sullo spirito critico mi hanno fatto ulteriormente riflettere.

Perché è così importante sviluppare continuamente uno spirito critico? A mio avviso la risposta è molto semplice. Se avere spirito critico, in termini molto semplicistici, significa essere consapevoli, tale consapevolezza ci rende inevitabilmente più consci delle nostre azioni e delle nostre parole con un notevole impatto nella vita sociale.

Tra l'altro essere "critici" non è poi così difficile. Oltre al nostro patrimonio culturale, possiamo utilizzare un'ampia gamma di "strumenti". Ad esempio, possiamo fare una ricerca in Rete o sui libri, seguire l'attività di molti professionisti competenti, confrontarsi con altre persone, etc. Probabilmente non tutti siamo dotati di una certa alacrità, necessaria per adoperarsi in modo da smascherare eventuali bufale, ma tutto sommato basterebbe porsi una semplice domanda.

Inoltre, abbiamo la fortuna di poter contare su professionisti seri e onesti, il cui operato ci aiuta ad essere critici e capire perché certe assurdità non vanno accettate. A tal proposito cito volentieri Paolo Attivissimo (giornalista informatico e cacciatore di bufale) e Massimo Polidoro (scrittore e segretario nazionale del CICAP).

Qualcuno potrebbe pensare che non tutti siano così volenterosi da inventarsi Sherlock Holmes per ogni bufala che si prospetta. Siamo d'accordo, ma senza indagare più di tanto su fatti di grande interesse come i complotti sulle scie chimiche o l'11 settembre, consideriamo una tipologia di frottola molto semplice e comune come la Catena di Sant'Antonio che raramente si dimostra vera e/o condivisibile.

Le catene di Sant'Antonio invadono quasi quotidianamente le nostre mailbox, generalmente facendo leva su storie toccanti ed emotive che inducono il destinatario a promulgare il messaggio. Nella mia esperienza, quasi nessuno si interroga su cosa ci possa essere dietro, anzi assume la notizia come vera e la promuove tra gli amici. Eppure nella maggior parte dei casi non sarebbe neanche necessario fare particolari ricerche, ma basterebbe leggere con più attenzione il contenuto osservando inesattezze e discrepanze palesi.

Nel nostro spirito critico incide fortemente il ruolo dei media, che "non sempre" lavorano per rispecchiare la realtà, ma di questo si parlerà un'altra volta.

Per concludere, dobbiamo porci degli interrogativi, senza mai esasperare i toni. Si può discutere, confrontarsi e soprattutto imparare dal dialogo, perché la tessera di socio onorario del club dei boccaloni non deve essere la nostra aspirazione, non se siamo persone intelligenti e consapevoli.

Giuseppe

   
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