Il Blog di Peppe Totaro
23Mar/11Off

Allenare l’aggressività… su allenatore.net

ALLENATORE.NET - MARZO 2011 - N° 84Allenatore.net, importante e stimata rivista elettronica specializzata in contenuti per allenatori di calcio, pubblicherà sul n. 84 di marzo 2011 il mio lavoro sull'aggressività calcistica con tutte le esercitazioni, completo di descrizioni, varianti e illustrazioni. Il mio contributo sarà disponibile online, gratuitamente e in formato PDF, dal 25 marzo con il titolo "Stimolare l’aggressività del calciatore. Le esercitazioni per allenare individualmente e collettivamente agonismo ed aggressività".

L'elaborato è strutturato in modo tale da enucleare gli aspetti più rilevanti dell'aggressività nel gioco del calcio, comprendendo anche alcuni consigli metodologici da applicare alle semplici esercitazioni proposte ed illustrate.

Questo contributo, inserito dalla redazione di Allenatore.net nel palinsesto di Marzo, costituisce solo una piccola parte delle mie idee e si pone principalmente due obiettivi. Il primo consiste nel dare continuità ai miei due articoli sul tema (prima parte e seconda parte). Il secondo è rappresentato dal feedback dei lettori, poiché credo fermamente che la condivisione di idee sia fondamentale per migliorarsi.

Attendo i vostri commenti.

Giuseppe

17Feb/11Off

Allenare l’aggressività… parte seconda

 

Vincenzo IaquintaPrima di iniziare, è doveroso fare una piccola premessa. Sono trascorsi oltre due anni dal mio primo articolo sull'aggressività calcistica (pubblicato il 28 maggio 2008),  tuttavia ancora oggi molti mister mi scrivono per complimentarsi del lavoro, chiedere consigli, saperne di più o semplicemente confrontarsi. Con questo nuovo articolo riparte un progetto personale a cui tengo particolarmente, con il quale spero di coinvolgere un elevato numero di allenatori di calcio, desiderosi di dare il proprio contributo. Buona lettura.

Dopo il successo, in termini di partecipazione e gradimento, dell'articolo "Allenare l’aggressività… si può", pubblico con estremo piacere la seconda parte sull'aggressività calcistica, con  il feedback ottenuto dai lettori/commentatori del mio primo lavoro ed un'altra esercitazione dello stesso tipo.

Cercherò di riassumere l'opinione dei lettori inserendo tre brevi commenti che reputo "rappresentativi":

Reputo l'aggressività una qualità molto importante e fondamentale nel calcio moderno, anche per i più giovani. A partire da quale categoria si possono inserire esercitazioni sull'aggressività?

È un argomento che mi ha sempre interessato anche se finora poco "pubblicizzato". Hai effettuato anche test sull'aggressività per valutare l'effettivo miglioramento con le tue esercitazioni?

La motivazione verbale è molto importante durante la partita. Le sole esercitazioni sono sufficienti a portare un giocatore verso un rendimento migliore in termini di aggressività?

Questi commenti introducono alcuni aspetti non discussi nella prima parte. Provo a rispondere brevemente, rispettando l'ordine di cui prima.

Non credo che si possa identificare una categoria in particolare per iniziare a proporre esercizi sull'aggressività e sono convinto che la sensibilità del tecnico sia fondamentale in questo senso. L'allenatore, che sta a contatto con il proprio gruppo, deve capire cosa è realmente adatto e utile per migliorarsi, perché non esistono ricette universali.

Non ho mai pensato a test che possano restituire dati oggettivi e scientifici (ammesso che esistano) sull'aggressività della mia squadra, ma ho sempre valutato in modo più o meno empirico i progressi dei miei giocatori in tal senso.

Allenare l'aggressività non significa tralasciare l'incitamento verbale, la motivazione, i colloqui individuali e di gruppo, piuttosto mira  al continuo miglioramento del livello di aggressività collettivo e del singolo, senza il quale ogni forma di stimolo verbale non sarebbe efficace.

Allenatori, addetti del settore e semplici appassionati di calcio hanno pienamente appagato la mia richiesta di opinioni e commenti ed il fatto che non ci siano state risposte sussiegose o travisanti del concetto di aggressività mi ha riempito di gioia. Adesso, però, occorre abbandonare i convenevoli e proseguire negli aspetti tecnici che più interessano coloro che amano questo sport.

Una "nuova" esercitazione per l'aggressività

Allenare l'aggressività - Esercitazione n. 2La prima esercitazione per allenare (o stimolare) l'aggressività si basava su un concetto estremamente semplice: impedire all'avversario di calciare. La proposta illustrata in questo articolo prevede l’impiego del portiere e inserisce anche il tiro in porta tra gli obiettivi tecnici dell’allenamento. Essenzialmente, essa richiede al giocatore che attacca di saper gestire la “pressione psicologica” generata dal ritorno dei difensori avversari sulla palla ed essere animato da un solo pensiero: andare dritti verso la porta e segnare.

I giocatori sono disposti in tre file rivolte verso la porta e portiere in area. Il giocatore che attacca (rosso) parte da posizione centrale e deve arrivare sulla palla, posta in prossimità di un quadrato, prima dei due avversari (blu), che partono rispettivamente da destra e da sinistra (quindi lateralmente rispetto all’attaccante), resistere all’eventuale pressione o tentativo di intervento, uscire dal quadrato e tirare in porta. I giocatori blu possono contrastare il giocatore rosso solo all’interno del quadrato. Inizialmente, i giocatori blu esercitano una pressione semiattiva sull’attaccante ovvero senza poter intervenire sulla palla. Successivamente, i difensori potranno diventare attivi.

Ogni allenatore è libero di modificare l'esercitazione in base alle esigenze e alla propria fantasia, creando numerose varianti utili a stimolare ulteriormente i giocatori in merito ad alcuni aspetti tecnici. Ecco alcuni esempi:

  • Il giocatore che attacca può essere vincolato ad eseguire un determinato numero minimo (o massimo) di tocchi prima di uscire dal quadrato.
  • Il giocatore rosso può essere contrastato anche oltre il quadrato.
  • Si può impiegare un numero differente di difensori, ad esempio un solo giocatore, e prevedere un punto di partenza diverso.
  • La palla, anziché essere collocata in un punto, può essere calciata verso il quadrato da un compagno del giocatore rosso che compie un movimento corto-lungo prima di partire.

Il tempo e lo spazio di gioco dipendono sostanzialmente dalle caratteristiche dei nostri giocatori e dall'obiettivo fisico prefisso. Personalmente, preferisco far svolgere esercizi di questo tipo ad alta intensità, prevedendo più ripetizioni, possibilmente organizzate in due o più serie, alternate con pause attive. Nulla vieta di effettuare l'esercitazione nella fase iniziale della seduta, anche come attività propedeutica ad un'esecuzione intensa; in quest'ultimo caso, occorre modificarne le modalità al fine di scongiurare la possibilità di infortuni.

Consigli metodologici

Un buon tecnico deve sempre considerare e saper gestire i parametri fondamentali del calcio: spazio e tempo. Non è un compito facile quello di individuare gli spazi e i tempi più adatti allo svolgimento di una esercitazione e l'aggressività non si sottrae a questa logica. Tuttavia l'allenatore deve attingere alle proprie conoscenze e alla propria esperienza per qualificare e quantificare al meglio le proposte somministrate al gruppo di giocatori con cui lavora e che solo lui conosce a fondo. Per tali motivi ho preferito dare solo alcune indicazioni piuttosto che uno schema preciso, poiché solo il particolare contesto in cui si opera (categoria, qualità e quantità dei giocatori, obiettivi, etc) può guidare il tecnico a definire i parametri essenziali.

Un consiglio che voglio dare riguarda la formazione delle coppie o dei gruppi per lo svolgimento delle esercitazioni. Le proposte per l'aggressività necessitano, forse più delle altre, di una particolare attenzione sotto questo aspetto, quindi sarebbe opportuno un esame accorto delle qualità dei nostri giocatori e una decisione conforme agli obiettivi prefissi. La composizione dei gruppi deve tener conto delle caratteristiche tecniche, tattiche, atletiche e soprattutto psicologiche ("tenace" o "svogliato", "combattivo" o "arrendevole", etc) del calciatore. Ad esempio, nel caso di una partita a tema, si può pensare di formare squadre verosimilmente bilanciate, con giocatori "aggressivi" e "non aggressivi" distribuiti in egual misura. Probabilmente questa potrebbe essere la scelta più equilibrata, ma non è detto che sia la migliore e nulla ci vieta di sbilanciare parzialmente o totalmente i gruppi in base ai nostri scopi.

Valutare o "misurare" l'aggressività dei nostri giocatori richiede tempo, quindi si potrebbe pensare ad un uso differito delle esercitazioni appena esposte, a meno che ci si trovi a lavorare con un gruppo ben conosciuto fin dall'inizio. In realtà, credo che le esercitazioni si possano proporre subito e valutarne gli esiti per un feedback immediato, da usare come dato e termine di confronto per le applicazioni future.

Conclusioni

Il focus delle esercitazioni non è innovativo, bensì propositivo, poiché esse possono costituire la base per nuove idee e proposte più complesse. Come per ogni esercitazione, le varianti possono scaturire dalla fantasia del tecnico oppure dai suggerimenti degli stessi giocatori, se stimolati adeguatamente.

Il documento digitale aggiornato con tutte le esercitazioni, completo di descrizioni, varianti e illustrazioni, sarà a disposizione di coloro che ne faranno richiesta via e-mail e, preferibilmente, lasceranno o invieranno un commento. La forma di divulgazione del documento verrà comunicata nei prossimi giorni.

L'aggressività non è un requisito assoluto, ma una "misura" ed è proprio su questo livello che dobbiamo lavorare. Non possiamo pensare di averla o non averla, bensì occorre sempre sfidare se stessi per raggiungere un livello più alto. La consapevolezza, da parte del tecnico e dei giocatori, di aver raggiunto un buon risultato in termini di aggressività, può dare al gruppo grande forza e soprattutto l'intelligenza di saper usare una qualità così importante nella misura giusta, in base alle situazioni che si presentano in campo.

Il vostro feedback sarà fondamentale per proseguire in questa strada e intraprenderne altre. Prossimamente, comunicherò le nuove iniziative con le quali  mi auguro di interessare molti allenatori di questo fantastico sport.

Giuseppe

Aggiornamento (22 marzo 2011): la rivista elettronica specializzata Allenatore.net pubblicherà l'articolo sull'aggressività calsicistica completo di descrizioni, varianti e illustrazioni. Esso sarà disponibile gratuitamente a partire dal 25 marzo sul sito della rivista.

28Mag/08Off

Allenare l’aggressività… si può

Wayne RooneyIn questo primo articolo da allenatore voglio trattare un argomento che mi appassiona da qualche anno, ovvero l'aggressività nel calcio. Lo spunto per riflettere sull'aggressività mi è stato dato durante un aggiornamento tenutosi nel fantastico centro tecnico federale di Coverciano, in cui si parlò di relativismo e settore giovanile. Anche se non si affrontò direttamente il tema dell'aggressività, credo di aver ricavato da quel seminario alcuni suggerimenti metodologici davvero illuminanti.

Cercando in alcuni dizionari la parola aggressività trovo le seguenti definizioni (psic., etol.): "impulso che provoca comportamenti minacciosi o violenti" oppure "inclinazione a manifestare comportamenti che hanno lo scopo di causare danno o dolore".

Si evince che nel linguaggio comune l'aggressività venga spesso accostata al termine violenza, sottendendo un doppio legame tra i due comportamenti. Senza soffermarsi troppo sull'aspetto sociologico, occorre precisare che talvolta l'aggressività è intesa come tendenza a imporsi con efficacia e determinazione, soprattutto in contesti lavorativi. Tuttavia anche su questa cognizione aleggia sempre l'idea che si tratti di una condotta scorretta e prepotente (forse non a torto).

Nel calcio l'aggressività non è un comportamento coercitivo, anzi è una qualità molto importante a livello individuale e di squadra. Volendo dare una definizione di aggressività calcistica (o agonistica o sportiva), questa potrebbe essere:

Qualità insita nello spirito di un individuo o di un collettivo in cui si concentrano le seguenti virtù: determinazione, generosità, sacrificio, correttezza, nitidezza degli obiettivi, rispetto delle regole.

Nella sua accezione calcistica l'aggressività è un elemento estremamente positivo. Tuttavia è doveroso fare alcune precisazioni. Il significato di aggressività appena enunciato deriva da una interpretazione quasi dottrinale del gioco del calcio. Questo per sottolineare che la parte sana del mondo calcistico vede l'aggressività come ingrediente virtuoso ed essenziale per innalzare il livello di spettacolarità di questo sport. Tutte le altre interpretazioni condite di violenza e intimidazione non ci riguardano perché non hanno nulla in comune con il calcio vero.

Fatta questa premessa nozionistica, si può osservare e analizzare l'aggressività come requisito. Perché un calciatore è più aggressivo di altri e, più in generale, cosa porta un calciatore a manifestare la propria aggressività agonistica? Non credo che sia semplice spiegare da cosa possa scaturire l'aggressività, ciò nonostante vorrei dire la mia su alcuni punti abbastanza oscuri agli occhi di molti calciofili.

L'opinione di molti è che l'aggressività sia riconducibile a due fattori. Il primo è la motivazione, che incide in modo determinante sull'aggressività. La motivazione è quell'agente psicologico, fisiologico, e cognitivo che guida il comportamento individuale verso uno scopo (definizione tratta dal libro L'allenatore psicologo di Massimo Cabrini). Nel calcio la motivazione determina l'atteggiamento dell'atleta (io oserei dire del gruppo) nei confronti di un obiettivo. Quando si parla di motivazione occorre fare distinzione tra motivazione intrinseca ed estrinseca. I calciatori intrinsecamente motivati hanno un bisogno innato di dare il massimo di se stessi. Viceversa il calciatore estrinsecamente motivato è una persona più dipendente dal mondo esterno e necessita spesso di nuovi stimoli. Fatta questa distinzione, a mio parere non così netta nella realtà, è chiaro che i giocatori con una grande motivazione intrinseca siano facilmente propensi all'aggressività, ma non è detto che questa attitudine si manifesti nel modo corretto e utile per la squadra.

Il secondo fattore è l'incitamento. Incitare significa esortare, stimolare in qualche modo i propri atleti al raggiungimento del successo finale. Sull'incitamento c'è molta confusione. Troppo spesso mi capita di percepire nelle persone la convinzione che dall'incitamento dipenda tutto, in particolare l'aggressività in una competizione. Durante una partita di calcio giovanile, mi ricordo che un genitore (o pseudo-tale) criticava aspramente l'allenatore di suo figlio perché non incitava la squadra con urla e rimproveri come l'allenatore avversario. Sono convinto che un allenatore debba essere il primo tifoso della propria squadra, ma ciò non significa che sia necessario fare la "danza della pioggia" in panchina. L'allenatore deve farsi sentire e incitare la propria squadra, ma deve avere soprattutto la sensibilità di capire il momento giusto per farlo, non può trasformarsi in un'attrazione circense come purtroppo spesso accade. Per la cronaca l'allenatore criticato dal genitore ha vinto con la sua squadra rimontando un 2 a 0 e terminando la partita 3 a 2 fuori casa... alla faccia del pessimo incitatore.

Motivazione e incitamento fanno parte del calcio e sono fattori importantissimi, ma non si può credere che dipenda tutto da essi, in particolare l'aggressività. Per quanto l'aggressività sia una manifestazione della propria indole, non ritengo giusto pensare che solo giocatori dal carattere determinato e/o incitati assiduamente possano essere aggressivi in partita. L'aggressività si può allenare lavorando sul campo con una metodologia appropriata. Anche la motivazione può essere "allenata", ma su questo ci concentreremo un'altra volta.

Ma come si può allenare l'aggressività? Ho sempre creduto che con esercitazioni mirate si possa incidere fortemente sull'aggressività della squadra, ma le idee migliori sono arrivate da un aggiornamento federale in cui per la prima volta ci spiegarono un concetto apparentemente scontato come il relativismo.

In breve, il relativismo parte dal seguente presupposto: il comportamento del giocatore è in relazione all'istruzione ricevuta durante la settimana. Non bisogna dire al giocatore, ma far fare per far capire. In altre parole, nulla va lasciato al caso, ma tutto è relativo al lavoro eseguito sul campo e alla comunicazione. Saper comunicare è una cosa importantissima, farsi capire, riuscire a entrare nella testa dei giocatori. Se il mio giocatore riesce a capire cosa gli sto dicendo (con il lavoro sul campo), allora può migliorare. Così anche se abbiamo giocatori che tendono a rendere solo se stimolati o richiamati a voce alta, non servirà urlare in caso di errore, perché se alleniamo bene il nostro calciatore capirà da solo lo sbaglio.

Estendendo il concetto di relativismo, si possono inserire delle proposte che allenano i giocatori per migliorare aspetti che generalmente si affidano all'estemporaneità o alle doti innate del calciatore. Proprio in quest'ottica l'aggressività può essere allenata per avere un riscontro sul campo che permetta all'allenatore di non torturare le proprie corde vocali e soprattutto dare un notevole contributo al miglioramento della squadra e del singolo. Naturalmente è necessario proporre contenuti adatti ai giocatori a disposizione e saper leggere i risultati delle esercitazioni per programmare le proposte successive.

Una semplice esercitazione per l'aggressività

Allenare l'aggressività - EsercitazioneDa quando mi interesso di aggressività sportiva, ho elaborato una serie di esercitazioni per allenare questa qualità. Spiegarle e rappresentarle tutte richiederebbe troppo spazio, quindi mi limiterò a illustrarne solo una, probabilmente la più semplice. Nell'immagine a sinistra (cliccarci sopra per ingrandirla) si trova lo schema dell'esercitazione e di una sua variante (è disponibile anche il PDF).

Cominciamo con una semplice descrizione del gioco. I giocatori si dividono in due gruppi (rossi e blu). Ogni gruppo è provvisto di un portiere che si piazza dietro una linea ideale che congiunge due cinesini (la distanza tra i cinesini è a scelta). I due gruppi, o meglio le linee, distano tra loro 20 metri (in realtà la distanza di partenza dipende molto dalle caratteristiche dei giocatori). L'obiettivo dell'esercitazione è impedire all'avversario di calciare. Infatti, il gioco comincia con la consegna del pallone da parte del portiere rosso al proprio giocatore che si pone davanti a lui rivolto verso il gruppo opposto. Nel momento in cui il portiere dà la palla, il giocatore dei blu parte dalla propria linea verso il rosso cercando di non farlo calciare verso il portiere o inducendolo all'errore (non importa fare gol, ma solo centrare la porta delimitata dai due cinesini). Ovviamente l'obiettivo del rosso sarà quello di calciare correttamente prima che sopraggiunga il blu (fig. 1). Dopo che il rosso ha calciato (o non è riuscito a farlo per l'intervento del giocatore blu) si riparte dal portiere blu che darà la palla al suo compagno e stavolta sarà il rosso ad aggredire. Onde evitare che i giocatori tocchino pochi palloni, si possono prevedere più stazioni di gioco e consentire la formazione di gruppi con pochi elementi.

L'esercitazione può essere arricchita in molti modi. A titolo esemplificativo, ma ognuno può sbizzarrirsi come vuole, riporto alcune varianti:

  • Il giocatore che dovrà calciare parte con le spalle rivolte alla porta avversaria, quindi sarà costretto a girarsi per poi calciare.
  • Il giocatore che dovrà calciare può dribblare l'avversario e poi calciare.
  • Anche il giocatore deputato all'aggressione parte di spalle alla porta avversaria.
  • Inserire dei gesti tecnici preliminari al tiro, ad esempio controllare la palla con una parte del piede, girarsi e calciare, girarsi senza toccare il pallone e calciare, etc.
  • Inserire un giocatore sponda che può aiutare il compagno a saltare l'avversario e calciare. La sponda può essere solo da un lato o da entrambi i lati.
  • Nel caso di una o più sponde, possono partire due giocatori per impedire il tiro dell'avversario.
  • Possibilità di proteggere la palla e scaricare a un compagno che può calciare in porta o ripassare la palla.
  • Se il giocatore che tira centra la porta totalizza 1 punto, se riesce anche a segnare 2 punti, altrimenti 0 punti. Se l'avversario riesce a indurlo in errore totalizza 1 punto, se intercetta la palla 2 punti, se la conquista 3 punti. Vince la squadra che accumula più punti.

I tempi dipendono da diversi fattori: categoria, distanze, numero di giocatori per squadra, seduta della settimana, etc. Questa esercitazione è molto dispendiosa, soprattutto se fatta con il giusto ritmo, quindi consiglio sempre di non eccedere oltre i 10-15 minuti complessivi.

Le altre esercitazioni vengono svolte principalmente con partite a tema e sono a disposizione degli interessati su richiesta.

Conclusioni

L'aggressività non è solo una peculiarità di difensori e mediani, anzi nel calcio moderno non è affatto così. Un esempio è dato dal giocatore che reputo il miglior rappresentante dell'aggressività calcistica, l'attaccante del Manchester United Wayne Rooney (emblematico quando nel primo tempo contro la Roma lotta e corre come un forsennato nella metà campo giallorossa per mettere la palla in rimessa laterale anziché farla andare sul fondo, consentendo così alla propria squadra di poter alzare il pressing). In Italia abbiamo esempi illustri di aggressività come De Rossi, Gattuso, Iaquinta e, anche se molto sottovalutato, Maccarone.

Che l'aggressività non sia prerogativa di difensori, lo capiamo anche pensando a una frase tipica del gergo calcistico come "aggredire gli spazi" (ma ci sono anche altri esempi), che indica l'attacco allo spazio di uno o più giocatori in fase di possesso palla.

Sull'aggressività ci si potrebbe dilungare ancora per molto. Una trattazione completa esula dagli scopi di questo articolo, anche perché prima di approfondire l'argomento mi piacerebbe avere il vostro feedback. In base alle mie esperienze da allenatore, agli aggiornamenti federali e alle "riflessioni notturne" ho redatto una serie di esercitazioni volte ad allenare l'aggressività, come quella descritta prima. Ho testato molte di queste esercitazioni con le mie squadre e ho sempre ottenuto esiti soddisfacenti. Sarò lieto di rispondere a tutti coloro che volessero contattarmi, anche per fornire il documento con tutte le mie esercitazioni sull'aggressività.

Giuseppe

   
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