I giovanissimi dell’Atletico Roccalumera
Un anno da incorniciare. Così si potrebbe riassumere la stagione sportiva 2010/2011 dei Giovanissimi provinciali dell'Atletico Roccalumera, che ho avuto l'onore di allenare per il secondo anno consecutivo.
La stagione iniziò lunedì 30 agosto 2010 al campo sportivo di Roccalumera. Nonostante il caldo, tutti i ragazzi erano presenti all'appello. Difficile dimenticare i primi giorni di allenamento. Il piacere di ritrovarsi dopo oltre due mesi di riposo, conoscere i nuovi arrivi e lavorare sodo erano le prerogative di quel periodo iniziale. Ricordo ancora tutti gli sforzi e i sacrifici per conciliare allenamenti e lavoro, la fatica nel reperire squadre disposte a giocare partite amichevoli fin dalla prima settimana e tutte quelle attività che spesso chi osserva dall'esterno non comprende, ignorando l'impegno profuso da un gruppo di persone animate unicamente da una grande passione per il calcio.
La squadra partì subito bene, crescendo partita dopo partita, allenamento dopo allenamento, forte di un buon lavoro effettuato durante la preparazione precampionato. La continuità dei risultati e la buona qualità di gioco espressa hanno contribuito ad alimentare la sicurezza di un grande gruppo di ragazzi che hanno terminato il girone C del campionato al primo posto, totalizzando 43 punti in 18 partite, con 83 reti segnate e solo 10 subite (miglior difesa).
Inevitabilmente, non sono mancati i problemi, nonché alcuni infortuni, ma la forza di un collettivo deve esprimersi anche e soprattutto nei momenti di difficoltà, senza dimenticare che solo affrontando con umiltà ed intelligenza determinate situazioni si può crescere, prima come uomini e poi come calciatori.
Purtroppo la nostra meravigliosa stagione ha avuto un epilogo tecnico amaro. Dopo un grande girone di campionato e la vittoria del triangolare di playoff, non siamo riusciti a vincere l'ultima e decisiva partita ovvero la finale del campionato Giovanissimi, svoltasi allo stadio Bacigalupo di Taormina contro un ottimo avversario che non ha rubato nulla sul campo di gioco. Non è stato il lieto fine che tutti ci aspettavamo, almeno per noi ed i nostri sostenitori, ma siamo usciti a testa alta e, consapevoli degli errori finali, non dobbiamo permettere ad una sola partita di rovinare tutto.
Non è facile riassumere ben 9 mesi di avventure sportive, ma i fatti di cui sopra possono rendere l'indea dell'entusiasmo che ha generato, soprattutto nel sottoscritto, la stagione passata. La forza e le qualità del gruppo hanno trovato ulteriore conferma in occasione di un meraviglioso torneo di calcio giovanile a Scalea (Cosenza), al quale abbiamo partecipato grazie al nostro presidente Gugliotta, dove oltre ai risultati tecnici (sfiorata la finale) ci siamo divertiti così tanto (nel servizio realizzato dalla tv calabrese trovate una sorpresa dal minuto 1'18" in poi) che non avremmo voluto prendere la strada del ritorno.
Non dimenticherò mai tutti questi eventi e il legame costruito con i ragazzi, ai quali andranno sempre i miei ringraziamenti e un affetto che probabilmente travalica il classico rapporto tra allenatore e giocatori. Custodirò gelosamente i ricordi legati alla migliore squadra che un allenatore possa avere e sarò sempre presente qualora i miei ragazzi avessero bisogno del mio supporto.
Nel momento in cui scrivo sono allenatore della squadra Allievi regionali (promossi proprio in virtù dei risultati ottenuti con i giovanissimi) e continuo ad allenare gli stessi protagonisti della scorsa stagione. Non abbiamo avuto un inizio di campionato entusiasmante, ma sono sicuro che armati di buona volontà e spirito di sacrificio sapremo toglierci diverse soddisfazioni anche quest'anno.
Spesso, o meglio sempre, rimprovero i miei giocatori perché vorrei più impegno e determinazione, probabilmente nascondendo ai ragazzi i sentimenti che provo nei loro confronti. Forse pretendo troppo da loro, ma il mio desiderio di vederli migliorare e diventare Campioni di vita prima che di calcio è troppo forte e spero che impareranno a capirlo nel più breve tempo possibile, perché hanno il diritto e il dovere di crescere per avere un futuro.
Grazie ragazzi... grazie di cuore.
Giuseppe
Un intermezzo sulle Olimpiadi di Pechino
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Giunti quasi alla fine di un'estate più o meno travagliata e piena di impegni, vorrei colmare il vuoto estivo e riprendere l'attività editoriale con un breve e leggero articolo su quello che a mio parere è stato l'evento più importante di agosto e dell'estate in generale: le Olimpiadi di Pechino.
Mi considero un grande appassionato di sport e negli anni ho maturato la convinzione che lo sport sia sinonimo di miglioramento, riscatto e convinzione nei propri mezzi. Solo in questi termini voglio azzardare un opinione sulle ultime olimpiadi, consapevole che spesso alcuni valori tanto decantati vengono calpestati dal business e dall'ignoranza. Ma con un pizzico di "ingenuità" è giusto guardare allo sport come uno strumento vincente, capace di seppellire diversità e aiutare il progresso sociale.
A mio avviso l'olimpiade di Pechino è stata prolifica di valori ed esempi da seguire. Non mi riferisco soltanto a gesti encomiabili come l'abbraccio tra un'atleta russa ed una georgiana, perfino troppo strumentalizzato, ma anche agli sforzi degli atleti, al sacrificio per ottenere grandi risultati, alle lacrime di gioia o disperazione al termine di una gara e alla voglia di esserci.
Mi piace guardare ai grandi risultati dei nostri Alex Schwarzer ed Elisa Rigaudo che non hanno avuto paura di manifestare subito e apertamente le proprie emozioni alla fine di un percorso estenuante. Come dimenticare la prestazione di Josefa Idem che a 44 anni conserva voglia di vincere e uno spirito leale e sportivo che andrebbe impartito dall'infanzia. La maratona di Stefano Baldini, dopo il successo di Atene, è uno dei messaggi più belli alle generazioni future, perché da grande campione dimostra che un atleta pulito può arrivare in vetta e non rimproverarsi nulla guardandosi indietro.
Sempre tra gli azzurri voglio acclamare un atleta che, pur non avendo vinto, ha ben figurato e rappresentato i nostri colori nel judo. Mi riferisco a Giannicola Casale, specialità 66 Kg, un ragazzo cresciuto a qualche chilometro da casa mia che ha reso molti miei conterranei fieri per i suoi brillanti risultati e solo per questo dobbiamo dirgli grazie.
Fuori dalla sfera italiana, sarebbe ingiusto non menzionare il personaggio delle Olimpiadi ovvero quel mattacchione di Usain Bolt, fenomeno e super campione dell'atletica che qualcuno ha cercano inutilmente di criticare per i suoi modi di esultare dopo aver battuto tre record del mondo a soli 21 anni!
Qualche "imperfezione" c'è stata, sarebbe ipocrita pensarla diversamente, ma nulla è perfetto e neanche il grande colosso asiatico poteva sfuggire a questa inesorabile legge. Alcuni hanno provato a sfruttare il blasone delle olimpiadi per cause note da anni, prima fra tutte la situazione del Tibet. Non mi considero all'altezza di discutere questioni simili, ma mi limito a osservare che dal giorno della cerimonia di chiusura gli spazi dedicati al Tibet sulle testate giornalistiche sono rapidamente passati da dossier di intere pagine a trafiletti non proprio a portata di mano.
Chiudo questa mia dissertazione con tre considerazioni. Ho provato un immenso piacere quando sul palco dedicato ai nuovi membri del CIO, durante la cerimonia di chiusura, ha sfilato Aleksandr Popov, ex nuotatore russo, che ci ha estasiato con le sue imprese sportive e le sue lezioni di lealtà. Inoltre, bisogna sempre sottolineare l'operato dei volontari, perché anche chi opera dietro le quinte contribuisce in modo determinante ai grandi eventi e soprattutto lo fa per il solo piacere di farlo e trovarsi arricchito di qualcosa che altre esperienze non potranno mai dare. Infine, ricordo che il 6 settembre inizieranno a Pechino le Paralimpiadi. Non trovo le parole giuste per descrivere la grandezza degli atleti paralimpici, quindi mi affido alla risposta che un grande uomo di sport come Alessandro Del Piero ha dato, durante un'intervista delle Iene, alla domanda sugli atleti delle Paralimpiadi: "Io penso che hanno quattro palle". Forse è un po' diretto, ma è proprio vero, hanno gli attributi e coraggio da vendere.
Giuseppe




