Il Blog di Peppe Totaro
17Feb/11Off

Allenare l’aggressività… parte seconda

 

Vincenzo IaquintaPrima di iniziare, è doveroso fare una piccola premessa. Sono trascorsi oltre due anni dal mio primo articolo sull'aggressività calcistica (pubblicato il 28 maggio 2008),  tuttavia ancora oggi molti mister mi scrivono per complimentarsi del lavoro, chiedere consigli, saperne di più o semplicemente confrontarsi. Con questo nuovo articolo riparte un progetto personale a cui tengo particolarmente, con il quale spero di coinvolgere un elevato numero di allenatori di calcio, desiderosi di dare il proprio contributo. Buona lettura.

Dopo il successo, in termini di partecipazione e gradimento, dell'articolo "Allenare l’aggressività… si può", pubblico con estremo piacere la seconda parte sull'aggressività calcistica, con  il feedback ottenuto dai lettori/commentatori del mio primo lavoro ed un'altra esercitazione dello stesso tipo.

Cercherò di riassumere l'opinione dei lettori inserendo tre brevi commenti che reputo "rappresentativi":

Reputo l'aggressività una qualità molto importante e fondamentale nel calcio moderno, anche per i più giovani. A partire da quale categoria si possono inserire esercitazioni sull'aggressività?

È un argomento che mi ha sempre interessato anche se finora poco "pubblicizzato". Hai effettuato anche test sull'aggressività per valutare l'effettivo miglioramento con le tue esercitazioni?

La motivazione verbale è molto importante durante la partita. Le sole esercitazioni sono sufficienti a portare un giocatore verso un rendimento migliore in termini di aggressività?

Questi commenti introducono alcuni aspetti non discussi nella prima parte. Provo a rispondere brevemente, rispettando l'ordine di cui prima.

Non credo che si possa identificare una categoria in particolare per iniziare a proporre esercizi sull'aggressività e sono convinto che la sensibilità del tecnico sia fondamentale in questo senso. L'allenatore, che sta a contatto con il proprio gruppo, deve capire cosa è realmente adatto e utile per migliorarsi, perché non esistono ricette universali.

Non ho mai pensato a test che possano restituire dati oggettivi e scientifici (ammesso che esistano) sull'aggressività della mia squadra, ma ho sempre valutato in modo più o meno empirico i progressi dei miei giocatori in tal senso.

Allenare l'aggressività non significa tralasciare l'incitamento verbale, la motivazione, i colloqui individuali e di gruppo, piuttosto mira  al continuo miglioramento del livello di aggressività collettivo e del singolo, senza il quale ogni forma di stimolo verbale non sarebbe efficace.

Allenatori, addetti del settore e semplici appassionati di calcio hanno pienamente appagato la mia richiesta di opinioni e commenti ed il fatto che non ci siano state risposte sussiegose o travisanti del concetto di aggressività mi ha riempito di gioia. Adesso, però, occorre abbandonare i convenevoli e proseguire negli aspetti tecnici che più interessano coloro che amano questo sport.

Una "nuova" esercitazione per l'aggressività

Allenare l'aggressività - Esercitazione n. 2La prima esercitazione per allenare (o stimolare) l'aggressività si basava su un concetto estremamente semplice: impedire all'avversario di calciare. La proposta illustrata in questo articolo prevede l’impiego del portiere e inserisce anche il tiro in porta tra gli obiettivi tecnici dell’allenamento. Essenzialmente, essa richiede al giocatore che attacca di saper gestire la “pressione psicologica” generata dal ritorno dei difensori avversari sulla palla ed essere animato da un solo pensiero: andare dritti verso la porta e segnare.

I giocatori sono disposti in tre file rivolte verso la porta e portiere in area. Il giocatore che attacca (rosso) parte da posizione centrale e deve arrivare sulla palla, posta in prossimità di un quadrato, prima dei due avversari (blu), che partono rispettivamente da destra e da sinistra (quindi lateralmente rispetto all’attaccante), resistere all’eventuale pressione o tentativo di intervento, uscire dal quadrato e tirare in porta. I giocatori blu possono contrastare il giocatore rosso solo all’interno del quadrato. Inizialmente, i giocatori blu esercitano una pressione semiattiva sull’attaccante ovvero senza poter intervenire sulla palla. Successivamente, i difensori potranno diventare attivi.

Ogni allenatore è libero di modificare l'esercitazione in base alle esigenze e alla propria fantasia, creando numerose varianti utili a stimolare ulteriormente i giocatori in merito ad alcuni aspetti tecnici. Ecco alcuni esempi:

  • Il giocatore che attacca può essere vincolato ad eseguire un determinato numero minimo (o massimo) di tocchi prima di uscire dal quadrato.
  • Il giocatore rosso può essere contrastato anche oltre il quadrato.
  • Si può impiegare un numero differente di difensori, ad esempio un solo giocatore, e prevedere un punto di partenza diverso.
  • La palla, anziché essere collocata in un punto, può essere calciata verso il quadrato da un compagno del giocatore rosso che compie un movimento corto-lungo prima di partire.

Il tempo e lo spazio di gioco dipendono sostanzialmente dalle caratteristiche dei nostri giocatori e dall'obiettivo fisico prefisso. Personalmente, preferisco far svolgere esercizi di questo tipo ad alta intensità, prevedendo più ripetizioni, possibilmente organizzate in due o più serie, alternate con pause attive. Nulla vieta di effettuare l'esercitazione nella fase iniziale della seduta, anche come attività propedeutica ad un'esecuzione intensa; in quest'ultimo caso, occorre modificarne le modalità al fine di scongiurare la possibilità di infortuni.

Consigli metodologici

Un buon tecnico deve sempre considerare e saper gestire i parametri fondamentali del calcio: spazio e tempo. Non è un compito facile quello di individuare gli spazi e i tempi più adatti allo svolgimento di una esercitazione e l'aggressività non si sottrae a questa logica. Tuttavia l'allenatore deve attingere alle proprie conoscenze e alla propria esperienza per qualificare e quantificare al meglio le proposte somministrate al gruppo di giocatori con cui lavora e che solo lui conosce a fondo. Per tali motivi ho preferito dare solo alcune indicazioni piuttosto che uno schema preciso, poiché solo il particolare contesto in cui si opera (categoria, qualità e quantità dei giocatori, obiettivi, etc) può guidare il tecnico a definire i parametri essenziali.

Un consiglio che voglio dare riguarda la formazione delle coppie o dei gruppi per lo svolgimento delle esercitazioni. Le proposte per l'aggressività necessitano, forse più delle altre, di una particolare attenzione sotto questo aspetto, quindi sarebbe opportuno un esame accorto delle qualità dei nostri giocatori e una decisione conforme agli obiettivi prefissi. La composizione dei gruppi deve tener conto delle caratteristiche tecniche, tattiche, atletiche e soprattutto psicologiche ("tenace" o "svogliato", "combattivo" o "arrendevole", etc) del calciatore. Ad esempio, nel caso di una partita a tema, si può pensare di formare squadre verosimilmente bilanciate, con giocatori "aggressivi" e "non aggressivi" distribuiti in egual misura. Probabilmente questa potrebbe essere la scelta più equilibrata, ma non è detto che sia la migliore e nulla ci vieta di sbilanciare parzialmente o totalmente i gruppi in base ai nostri scopi.

Valutare o "misurare" l'aggressività dei nostri giocatori richiede tempo, quindi si potrebbe pensare ad un uso differito delle esercitazioni appena esposte, a meno che ci si trovi a lavorare con un gruppo ben conosciuto fin dall'inizio. In realtà, credo che le esercitazioni si possano proporre subito e valutarne gli esiti per un feedback immediato, da usare come dato e termine di confronto per le applicazioni future.

Conclusioni

Il focus delle esercitazioni non è innovativo, bensì propositivo, poiché esse possono costituire la base per nuove idee e proposte più complesse. Come per ogni esercitazione, le varianti possono scaturire dalla fantasia del tecnico oppure dai suggerimenti degli stessi giocatori, se stimolati adeguatamente.

Il documento digitale aggiornato con tutte le esercitazioni, completo di descrizioni, varianti e illustrazioni, sarà a disposizione di coloro che ne faranno richiesta via e-mail e, preferibilmente, lasceranno o invieranno un commento. La forma di divulgazione del documento verrà comunicata nei prossimi giorni.

L'aggressività non è un requisito assoluto, ma una "misura" ed è proprio su questo livello che dobbiamo lavorare. Non possiamo pensare di averla o non averla, bensì occorre sempre sfidare se stessi per raggiungere un livello più alto. La consapevolezza, da parte del tecnico e dei giocatori, di aver raggiunto un buon risultato in termini di aggressività, può dare al gruppo grande forza e soprattutto l'intelligenza di saper usare una qualità così importante nella misura giusta, in base alle situazioni che si presentano in campo.

Il vostro feedback sarà fondamentale per proseguire in questa strada e intraprenderne altre. Prossimamente, comunicherò le nuove iniziative con le quali  mi auguro di interessare molti allenatori di questo fantastico sport.

Giuseppe

Aggiornamento (22 marzo 2011): la rivista elettronica specializzata Allenatore.net pubblicherà l'articolo sull'aggressività calsicistica completo di descrizioni, varianti e illustrazioni. Esso sarà disponibile gratuitamente a partire dal 25 marzo sul sito della rivista.

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Commenti (4) Trackback (0)
  1. Ciao Giuseppe,
    sto svolgendo una tesi proprio sull’argomento dell’aggressività nello sport, cercando di far emergere la componente positiva del termine, nei confronti della più quotata e teorizzata visione negativa, legata quindi anche alla violenza.
    Gli argomenti che proponi in questo articolo, e quello precedente, soprattutto la motivazione e la componente psicologica, sono secondo la mia modesta opinione, punti fondamentali dai quali partire per far apprendere l’aggressività di modo che sia costruttiva e non distruttiva.
    Per questo motivo ritengo questo articolo molto interessante, anche alla luce del fatto che “aggressività”, è un termine sempre più utilizzato nell’ambiente sportivo. Può diventare un’abilità importante per un atleta, se sviluppata nella corretta maniera, in quanto può andare a colmare le carenze tecnico/tattiche (esempio secondo me esplicativo di ciò, è il giocatore del milan Gennaro Gattuso, anche se proprio in questi giorni ci ha fatto comprendere come sia labile il confine tra aggressività ed agressione!!!).
    cordiali saluti.
    Rigato Diego.

  2. Ho già letto la seconda parte e proprio nella seduta di ieri, visto che il venerdì lavoro sulla fase offensiva e sul tiro in porta e che nonostante mesi di lavoro sono tra i peggiori attacchi del campionato, ho deciso di inserire l’ esercizio da lei trattato nel suo secondo articolo. Ritengo infatti che la presenza di un difensore, anche solo in forma passiva o semiattiva incida molto sull esito della conclusione, abituando il difensore a non mollare mai e nel provare sempre a recuperare e l’ attaccante a reggere la pressione subita. Io ho deciso di partite con un solo difensore, in modo da lasciare costantemente alla punta un lato forte, ma voglio arrivare a costruire l’ esercizio che lei ha suggerito.

  3. Grazie per i utili consigli su la aggressivita. Mi piacerebe ricevere altre essercitazioni se e possibile. Allenatore calcio uefa – b in Croazia.

    Saluti e grazie

  4. Alleno un gruppo di ragazzi 1996 (Allievi Interprovinciale), l’anno scorso hanno vinto il campionato Giovanissimi Provinciali, quest’anno sembrano davvero altri calciatori(in negativo), si allenano 3 volte a settimana, con scarsi risultati…. A mio parere mancano di aggressività…. o voglia?….. Come pensi si possano aiutare?
    Grazie per quello che scrivi… molto interessante….


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