Il Blog di Peppe Totaro
28Mag/08Off

Allenare l’aggressività… si può

Wayne RooneyIn questo primo articolo da allenatore voglio trattare un argomento che mi appassiona da qualche anno, ovvero l'aggressività nel calcio. Lo spunto per riflettere sull'aggressività mi è stato dato durante un aggiornamento tenutosi nel fantastico centro tecnico federale di Coverciano, in cui si parlò di relativismo e settore giovanile. Anche se non si affrontò direttamente il tema dell'aggressività, credo di aver ricavato da quel seminario alcuni suggerimenti metodologici davvero illuminanti.

Cercando in alcuni dizionari la parola aggressività trovo le seguenti definizioni (psic., etol.): "impulso che provoca comportamenti minacciosi o violenti" oppure "inclinazione a manifestare comportamenti che hanno lo scopo di causare danno o dolore".

Si evince che nel linguaggio comune l'aggressività venga spesso accostata al termine violenza, sottendendo un doppio legame tra i due comportamenti. Senza soffermarsi troppo sull'aspetto sociologico, occorre precisare che talvolta l'aggressività è intesa come tendenza a imporsi con efficacia e determinazione, soprattutto in contesti lavorativi. Tuttavia anche su questa cognizione aleggia sempre l'idea che si tratti di una condotta scorretta e prepotente (forse non a torto).

Nel calcio l'aggressività non è un comportamento coercitivo, anzi è una qualità molto importante a livello individuale e di squadra. Volendo dare una definizione di aggressività calcistica (o agonistica o sportiva), questa potrebbe essere:

Qualità insita nello spirito di un individuo o di un collettivo in cui si concentrano le seguenti virtù: determinazione, generosità, sacrificio, correttezza, nitidezza degli obiettivi, rispetto delle regole.

Nella sua accezione calcistica l'aggressività è un elemento estremamente positivo. Tuttavia è doveroso fare alcune precisazioni. Il significato di aggressività appena enunciato deriva da una interpretazione quasi dottrinale del gioco del calcio. Questo per sottolineare che la parte sana del mondo calcistico vede l'aggressività come ingrediente virtuoso ed essenziale per innalzare il livello di spettacolarità di questo sport. Tutte le altre interpretazioni condite di violenza e intimidazione non ci riguardano perché non hanno nulla in comune con il calcio vero.

Fatta questa premessa nozionistica, si può osservare e analizzare l'aggressività come requisito. Perché un calciatore è più aggressivo di altri e, più in generale, cosa porta un calciatore a manifestare la propria aggressività agonistica? Non credo che sia semplice spiegare da cosa possa scaturire l'aggressività, ciò nonostante vorrei dire la mia su alcuni punti abbastanza oscuri agli occhi di molti calciofili.

L'opinione di molti è che l'aggressività sia riconducibile a due fattori. Il primo è la motivazione, che incide in modo determinante sull'aggressività. La motivazione è quell'agente psicologico, fisiologico, e cognitivo che guida il comportamento individuale verso uno scopo (definizione tratta dal libro L'allenatore psicologo di Massimo Cabrini). Nel calcio la motivazione determina l'atteggiamento dell'atleta (io oserei dire del gruppo) nei confronti di un obiettivo. Quando si parla di motivazione occorre fare distinzione tra motivazione intrinseca ed estrinseca. I calciatori intrinsecamente motivati hanno un bisogno innato di dare il massimo di se stessi. Viceversa il calciatore estrinsecamente motivato è una persona più dipendente dal mondo esterno e necessita spesso di nuovi stimoli. Fatta questa distinzione, a mio parere non così netta nella realtà, è chiaro che i giocatori con una grande motivazione intrinseca siano facilmente propensi all'aggressività, ma non è detto che questa attitudine si manifesti nel modo corretto e utile per la squadra.

Il secondo fattore è l'incitamento. Incitare significa esortare, stimolare in qualche modo i propri atleti al raggiungimento del successo finale. Sull'incitamento c'è molta confusione. Troppo spesso mi capita di percepire nelle persone la convinzione che dall'incitamento dipenda tutto, in particolare l'aggressività in una competizione. Durante una partita di calcio giovanile, mi ricordo che un genitore (o pseudo-tale) criticava aspramente l'allenatore di suo figlio perché non incitava la squadra con urla e rimproveri come l'allenatore avversario. Sono convinto che un allenatore debba essere il primo tifoso della propria squadra, ma ciò non significa che sia necessario fare la "danza della pioggia" in panchina. L'allenatore deve farsi sentire e incitare la propria squadra, ma deve avere soprattutto la sensibilità di capire il momento giusto per farlo, non può trasformarsi in un'attrazione circense come purtroppo spesso accade. Per la cronaca l'allenatore criticato dal genitore ha vinto con la sua squadra rimontando un 2 a 0 e terminando la partita 3 a 2 fuori casa... alla faccia del pessimo incitatore.

Motivazione e incitamento fanno parte del calcio e sono fattori importantissimi, ma non si può credere che dipenda tutto da essi, in particolare l'aggressività. Per quanto l'aggressività sia una manifestazione della propria indole, non ritengo giusto pensare che solo giocatori dal carattere determinato e/o incitati assiduamente possano essere aggressivi in partita. L'aggressività si può allenare lavorando sul campo con una metodologia appropriata. Anche la motivazione può essere "allenata", ma su questo ci concentreremo un'altra volta.

Ma come si può allenare l'aggressività? Ho sempre creduto che con esercitazioni mirate si possa incidere fortemente sull'aggressività della squadra, ma le idee migliori sono arrivate da un aggiornamento federale in cui per la prima volta ci spiegarono un concetto apparentemente scontato come il relativismo.

In breve, il relativismo parte dal seguente presupposto: il comportamento del giocatore è in relazione all'istruzione ricevuta durante la settimana. Non bisogna dire al giocatore, ma far fare per far capire. In altre parole, nulla va lasciato al caso, ma tutto è relativo al lavoro eseguito sul campo e alla comunicazione. Saper comunicare è una cosa importantissima, farsi capire, riuscire a entrare nella testa dei giocatori. Se il mio giocatore riesce a capire cosa gli sto dicendo (con il lavoro sul campo), allora può migliorare. Così anche se abbiamo giocatori che tendono a rendere solo se stimolati o richiamati a voce alta, non servirà urlare in caso di errore, perché se alleniamo bene il nostro calciatore capirà da solo lo sbaglio.

Estendendo il concetto di relativismo, si possono inserire delle proposte che allenano i giocatori per migliorare aspetti che generalmente si affidano all'estemporaneità o alle doti innate del calciatore. Proprio in quest'ottica l'aggressività può essere allenata per avere un riscontro sul campo che permetta all'allenatore di non torturare le proprie corde vocali e soprattutto dare un notevole contributo al miglioramento della squadra e del singolo. Naturalmente è necessario proporre contenuti adatti ai giocatori a disposizione e saper leggere i risultati delle esercitazioni per programmare le proposte successive.

Una semplice esercitazione per l'aggressività

Allenare l'aggressività - EsercitazioneDa quando mi interesso di aggressività sportiva, ho elaborato una serie di esercitazioni per allenare questa qualità. Spiegarle e rappresentarle tutte richiederebbe troppo spazio, quindi mi limiterò a illustrarne solo una, probabilmente la più semplice. Nell'immagine a sinistra (cliccarci sopra per ingrandirla) si trova lo schema dell'esercitazione e di una sua variante (è disponibile anche il PDF).

Cominciamo con una semplice descrizione del gioco. I giocatori si dividono in due gruppi (rossi e blu). Ogni gruppo è provvisto di un portiere che si piazza dietro una linea ideale che congiunge due cinesini (la distanza tra i cinesini è a scelta). I due gruppi, o meglio le linee, distano tra loro 20 metri (in realtà la distanza di partenza dipende molto dalle caratteristiche dei giocatori). L'obiettivo dell'esercitazione è impedire all'avversario di calciare. Infatti, il gioco comincia con la consegna del pallone da parte del portiere rosso al proprio giocatore che si pone davanti a lui rivolto verso il gruppo opposto. Nel momento in cui il portiere dà la palla, il giocatore dei blu parte dalla propria linea verso il rosso cercando di non farlo calciare verso il portiere o inducendolo all'errore (non importa fare gol, ma solo centrare la porta delimitata dai due cinesini). Ovviamente l'obiettivo del rosso sarà quello di calciare correttamente prima che sopraggiunga il blu (fig. 1). Dopo che il rosso ha calciato (o non è riuscito a farlo per l'intervento del giocatore blu) si riparte dal portiere blu che darà la palla al suo compagno e stavolta sarà il rosso ad aggredire. Onde evitare che i giocatori tocchino pochi palloni, si possono prevedere più stazioni di gioco e consentire la formazione di gruppi con pochi elementi.

L'esercitazione può essere arricchita in molti modi. A titolo esemplificativo, ma ognuno può sbizzarrirsi come vuole, riporto alcune varianti:

  • Il giocatore che dovrà calciare parte con le spalle rivolte alla porta avversaria, quindi sarà costretto a girarsi per poi calciare.
  • Il giocatore che dovrà calciare può dribblare l'avversario e poi calciare.
  • Anche il giocatore deputato all'aggressione parte di spalle alla porta avversaria.
  • Inserire dei gesti tecnici preliminari al tiro, ad esempio controllare la palla con una parte del piede, girarsi e calciare, girarsi senza toccare il pallone e calciare, etc.
  • Inserire un giocatore sponda che può aiutare il compagno a saltare l'avversario e calciare. La sponda può essere solo da un lato o da entrambi i lati.
  • Nel caso di una o più sponde, possono partire due giocatori per impedire il tiro dell'avversario.
  • Possibilità di proteggere la palla e scaricare a un compagno che può calciare in porta o ripassare la palla.
  • Se il giocatore che tira centra la porta totalizza 1 punto, se riesce anche a segnare 2 punti, altrimenti 0 punti. Se l'avversario riesce a indurlo in errore totalizza 1 punto, se intercetta la palla 2 punti, se la conquista 3 punti. Vince la squadra che accumula più punti.

I tempi dipendono da diversi fattori: categoria, distanze, numero di giocatori per squadra, seduta della settimana, etc. Questa esercitazione è molto dispendiosa, soprattutto se fatta con il giusto ritmo, quindi consiglio sempre di non eccedere oltre i 10-15 minuti complessivi.

Le altre esercitazioni vengono svolte principalmente con partite a tema e sono a disposizione degli interessati su richiesta.

Conclusioni

L'aggressività non è solo una peculiarità di difensori e mediani, anzi nel calcio moderno non è affatto così. Un esempio è dato dal giocatore che reputo il miglior rappresentante dell'aggressività calcistica, l'attaccante del Manchester United Wayne Rooney (emblematico quando nel primo tempo contro la Roma lotta e corre come un forsennato nella metà campo giallorossa per mettere la palla in rimessa laterale anziché farla andare sul fondo, consentendo così alla propria squadra di poter alzare il pressing). In Italia abbiamo esempi illustri di aggressività come De Rossi, Gattuso, Iaquinta e, anche se molto sottovalutato, Maccarone.

Che l'aggressività non sia prerogativa di difensori, lo capiamo anche pensando a una frase tipica del gergo calcistico come "aggredire gli spazi" (ma ci sono anche altri esempi), che indica l'attacco allo spazio di uno o più giocatori in fase di possesso palla.

Sull'aggressività ci si potrebbe dilungare ancora per molto. Una trattazione completa esula dagli scopi di questo articolo, anche perché prima di approfondire l'argomento mi piacerebbe avere il vostro feedback. In base alle mie esperienze da allenatore, agli aggiornamenti federali e alle "riflessioni notturne" ho redatto una serie di esercitazioni volte ad allenare l'aggressività, come quella descritta prima. Ho testato molte di queste esercitazioni con le mie squadre e ho sempre ottenuto esiti soddisfacenti. Sarò lieto di rispondere a tutti coloro che volessero contattarmi, anche per fornire il documento con tutte le mie esercitazioni sull'aggressività.

Giuseppe

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Commenti (8) Trackback (0)
  1. Grande Mister, non vedo l’ora di (ri)essere allenatato da lei…con me a centrocampo non c’è bisogno di allenare l’aggressività…Giuseppe Totaro alè!!!

  2. Spero di poter trascorrere un’altra stagione con il mister più bravo che ho avuto fino al 2008…. Spero che quest’anno prenda le redini di qualche squadra di categoria e mi dà la possibilità di poter farne parte….. Magari anche a Roccalumera….. Un saluto….. IL CAPITANO

  3. ciao peppe! come al solito con il tuo articolo hai colpito nel segno. hai espresso al meglio il significato della parola aggressività nel mondo del calcio in maniera molto esplicita..

  4. Non c’è che dire. Come sempre, quando ci si avvicina ad una materia, qualunque essa sia, in questo caso quella calcistica, con spirito di professionalità i risultati giungono sempre senza troppi ritardi. Comunque non sono solo i risultati a dare soddisfazione, ma la coscienza di aver fatto le cose per bene. Peccato che tanti ragazzi vengono educati al calcio in modo sbagliato. Un giorno forse, avendone le possibilità, realizzeremo con mister Totaro una buona società calcistica.

  5. Complimenti Peppe! L’articolo è molto interessante e sono proprio curioso di leggere gli altri 4 esercizi basati su partite a tema, magari per poterli provare nella prossima stagione e poi farti sapere i risultati.

  6. Gentile
    Peppe Totaro

    Ho letto con attenzione ed interesse il suo contributo sull’aggressività in ambito agonistico e specificatamente calcistico.
    E’ questo un argomento che anch’io ho toccato nell’articolo pubblicato lo scorso anno con il titolo “Opposizione fisica” sempre nel sito http://www.alleniamo.com a proposito dei gol evitabili segnati per mancato rispetto della Posizione Frontale Attiva, laddove ho precisato che i difensori di ruolo e più in generale i difendenti si girano, mostrano la schiena, si defilano all’arrivo della palla sui tiri in porta oppure sui passaggi terminali tra due avversari, mentre dovrebbero fare opposizione fisica stando frontali alla palla, non solo ma cercando di aggredirla in tutti i modi regolari consentiti.
    Per me il concetto di aggressività negli sport, nello svolgimento di un’attività, di una gara sportiva assume un valore diverso, ben definito e specificato, rapportato esclusivamente all’oggetto, alla cosa che essendo parte essenziale del contendere (nel calcio la palla), dovrebbe far nascere nell’atleta, nel calciatore l’impulso a mettere in atto un comportamento irruente, grintoso, atleticamente anche violento, ma sempre razionale, controllato, finalizzato a non lasciarsela scappare, a fermarla, ad ostacolarla, ad intercettarla a tutti i costi, stante la sua caratteristica di essere mobile, sfuggente, che incute timore (paura dell’impatto) e perciò induce i difensori ad eluderla.
    Come ho scritto la palla va cacciata, braccata, al pari di una preda che cerca di scapparti, di superarti, con aggressività per impedire alla stessa di giungere a destinazione, nel calcio la conclusione a rete o il ricevimento dall’ultimo passaggio.
    Se il riferimento è invece non alla cosa, all’oggetto, bensì all’avversario, all’uomo che ci sta di fronte con o senza palla, allora l’espressione più giusta, più pertinente da usare a mio avviso per esprimere in maniera appropriata il concetto, l’atteggiamento del calciatore nella sua azione difensiva ritengo sia quella di “attaccare”, “pressare”, “incalzare”, “anticipare”.
    Motivare un calciatore dicendogli “..dai, aggredisci l’avversario..” è per me scorretto, un incitamento che va oltre le regole del gioco e del fair play. Aggressività è una parola che ha con sé un significato di non sportività, di violenza gratuita, sull’uomo e non sulla palla, come avveniva negli anni passati soprattutto con il catenaccio ma anche adesso che si vedono compiere certi falli intenzionali per far male, senza andare sulla palla, con il proposito di colpire direttamente e gravemente l’avversario.
    Capisco che il tema in questione meriterebbe più ampio spazio di approfondimento, ma mi fermo qui sperando di averle esposto in modo chiaro seppur sintetico il mio pensiero sul significato di “aggressività” negli sport e nel calcio in particolare.
    Approfitto per segnalarle i miei contributi sui gol evitabili, la Posizione Frontale Attiva, il Controllo Visivo Attivo e la nuova Difesa elastica che sono presenti sui seguenti siti:
    http://www.aiacbo.ithttp://www.alleniamo.comhttp://www.robertosassi.ithttp://www.aiacmilano.ithttp://www.carlonesti.it.
    Da questo mese pubblica i miei lavori anche il sito http://www.calciatori.com che si caratterizza e si distingue dagli altri per essere il primo a visualizzare un contributo sul calcio giocato nel quale, oltre all’elaborato scritto, vengono trasmesse anche le immagini filmate di gol di riferimento, eloquenti, realizzati ai più alti livelli competitivi, facenti parte della mia videoteca e attestanti la stretta relazione esistente tra i concetti esposti e la realtà del campo nel mancato rispetto della Posizione Frontale Attiva e del Controllo Visivo Attivo, con la novità della Difesa Elastica.
    Resto a disposizione per eventuali delucidazioni e con l’occasione la saluto cordialmente.
    Giorgio Pivotti.

  7. ciao sono rimasto da questo tuo articolo e vorrei (SE POSSIBILE) avere le altre esercitazioni io sto allenando una squadra di esordienti primo anno e questo è uno dei problemi che devo affrontare x la prossima stagione ciao grazie1000

  8. grazie per il contributo spero tu possa pubblicare altre esercitazioni grazie ancora


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